La giustizia vuole che noi riserviamo una parte del nostro tempo e delle nostre sollecitudini a noi stessi, senza narcisismo e senza eccessivo compiacimento: abbiamo il dovere di amare noi stessi come di amare l’altro. La giustizia è una virtù in divenire, non è espressione di quella staticità che ci dà tanta sicurezza. “La misericordia senza giustizia è madre della dissoluzione” dirà S. Tommaso, aggiungendo che “la giustizia senza misericordia è crudeltà”, mentre per Paolo (I Cor. Quindi una sua valutazione etica e spirituale deve sapersi muovere in questa ambivalenza, che emerge in contesti sempre più complessi. Martini, a conclusione della ultima sessione della Cattedra dei non credenti, all’Università Statale di Milano, e cioè alla dichiarazione dell’Arcivescovo per cui la mancanza di giustizia è un attentato assoluto alla mia fede. Giustizia è riconoscere una gerarchia di valori e uniformarvisi; è saper riconoscere il bene maggiore rispetto a quello minore, e saperlo vedere non solo per sé, ma anche per l’altro. Ella può e vuole unirsi ai milioni di uomini e donne che dicono no all’ingiustizia in modo pacifico, adoperandosi per una maggiore equità. “I cristiani poi, in particolare avvertono che i loro compiti all’interno del creato, i loro doveri nei confronti della natura e del Creatore sono parte della loro fede” (Giovanni Paolo II), esigenza di giustizia in rapporto all’universo. Tanti, tantissimi uomini e donne di ogni età e latitudine sono già arruolati in un inerme “esercito del bene”, che non ha altre armi se non la passione per la giustizia, il rispetto della legalità e l’intelligenza della comunione […]. Dicevamo d’inizio che la giustizia è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. Quest’ultima è davvero un bene umano solo in presenza della giustizia. Nella terza parte, dal titolo “La vita in Cristo”, sezione prima sulla vocazione dell’uomo, “la vita dello Spirito”, al capitolo primo, che presenta “la dignità della persona umana”, l’articolo 7 del Catechismo della Chiesa Cattolica (C.C.C.) In particolare, costantemente chiedo che si smetta di lucrare sulle armi col rischio di scatenare guerre che, oltre ai morti e ai poveri, aumentano solo i fondi di pochi, fondi spesso impersonali e maggiori dei bilanci degli Stati che li ospitano, fondi che prosperano nel sangue innocente. Per questo non posso non denunciare col Vangelo in mano i peccati personali e sociali commessi contro Dio e contro il prossimo in nome del dio denaro e del potere fine a se stesso […]. Perché «la stessa legge morale, che regola i rapporti tra i singoli esseri umani, regola pure i rapporti tra le rispettive comunità politiche». La virtù della giustizia che ebbe Maria santissima. La finalità è la creazione di una “cornice” che ne migliori il governo e assicuri che tale segno dei tempi sia veramente benefico per tutti. Un capitolo del saggio di Sbriccoli chiarisce bene i fatti a cui risponde questa affermazione della spada nelle immagini della Giustizia: L'avvento del penale. Diritto. Sono la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. La Virtù Giustizia è la facoltà umana di elaborare regole che garantiscono lo sviluppo della convivenza nel quadro di un comune bene collettivo. Giustizia è una parola che il cardinale Martini ha sempre sottolineato con forza, non solo all’epoca di “Mani pulite”, quando intervenne ricordando che non si può travalicare la difesa della “dignità umana”. Tuttavia, la ricorrenza centenaria che si celebra dev’essere anche occasione per guardare all’oggi e al domani, per riacquisire e approfondire il senso autentico del diritto nella Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, dove il dominio è della Parola e dei Sacramenti, mentre la norma giuridica ha un ruolo necessario, sì, ma di servizio. Del resto in questo documento pontificio quanti pensieri e cose, incoraggiamenti e auspici riguardano, guardandovi negli occhi, anche la situazione terremotata di nostri fratelli e sorelle qui e nel mondo, se dobbiamo credere, dopo la scossa nelle Marche, a un titoletto in prima pagina del Corriere dell’11/4/18, il seguente: “Terremoto, ricostruite solo 18 case su centomila”. Orbene Etica delle virtù. Solo Dio, che è perfezione assoluta, possiede la pienezza della Giustizia; dunque la giustizia, se gli uomini la possiedono, non viene da loro, non è una loro personale conquista, ma un dono che viene dall’alto, che viene da Dio. La giustizia verso Dio è chiamata «virtù di religione». Per questo è significativo che l’armonia che San Francesco viveva con tutte le creature sia stata interpretata come un superamento di una rottura. La giustizia, pertanto, consiste nel riconoscere il legame necessario che esiste fra noi e noi stessi, fra noi e l’altro, fra noi e Dio: se neghiamo questo legame; se pretendiamo di farci arbitri e legislatori di noi stessi, noi spezziamo tale legame e ci ribelliamo all’ordine cosmico. Come ogni Concilio, anche il Vaticano II è destinato ad esercitare in tutta la Chiesa un’influenza lunga nel tempo. È un rapporto personale perché parte da una persona e si dirige verso l’altro in maniera personale: vede, cioè, nell’altro, non una entità astratta, ma un essere concreto, individuale, unico e irripetibile. (Questione di nuovi diritti, diversi); Per una N.G.O. E verso sé stessi? ed esplicitano la metaetica (realismo/antirealismo, internalismo/esternalismo, particolarismo / generalismo), sottesa alle principali declinazioni della VE, nonché le principali critiche ad essa rivolte. La giustizia viene ricordata generalmente dopo la prudenza, ma ciò ha un significato più cronologico che sostanziale: perché non può esservi giustizia se non vi è, a monte di essa, un abito mentale e spirituale permeato di prudenza; ma la giustizia, in se stessa, è una virtù più importante della prudenza, perché quella si limita a discernere, questa va al cuore del rapporto personale. Articolo d'Archivio La prudenza, la giustizia, la fortezza riguardano la relazione dell’uomo con gli altri e con Dio; solo la temperanza riguarda innanzitutto la relazione dell’uomo con se stesso. 1752 del Codice del 1983), la sua necessità per ossequio alla virtù della giustizia, che anche in Ecclesia dev’essere affermata e garantita. Le virtù morali vengono dunque acquisite umanamente. Lo è sempre stato, ma oggi i mezzi tecnici e finanziari hanno amplificato le potenzialità di bene e di male. E vi è la giusta, legittima autonomia delle realtà terrene (Gaudium et Spes 36), pur essendo chiamato, l’essere umano, a ricondurre tutte le cose al loro Creatore. Vedi pagina per la. Il sesto coagulo concerne invece un tema fondamentale della dottrina sociale della Chiesa, cioè «La destinazione comune dei beni» poiché «la terra è essenzialmente una eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti… Dio ha creato il mondo per tutti. Mi fermo qui poiché sulla recente esortazione apostolica Gaudete et exultate del 19 marzo u.s. ritornerò in seguito ma non senza aver stabilito, nella linea della carità, un altro legame, in continuità, tra misericordia e giustizia, «due virtù che zoppicano se non camminano a braccetto», due parole che non sono fra loro alternative e non indicano prospettive tra loro opposte. Già pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data in data 24/12/2012 e del 12/03/2015, Quattro virtù cardinali, la giustizia.pdf, Storia militare e le grandi battaglie navali, Cultura, lingua, musica e teatro delle Venezie, Accademia adriatica di filosofia "Nuova Italia" -, YJSimpleGrid Joomla! Mi rifaccio così a una espressione latina che appare nel messaggio pontificio del 30 Settembre scorso, per il centenario della promulgazione del primo Codice di Diritto canonico, e cioè “Nulla est charitas sine iustitia”, Non c’è carità senza giustizia. Innanzitutto ha chiamato anche la giustizia virtù cardinale, dicendoci così che essa è prima di tutto il frutto di un esercizio continuo della persona. di iustus «giusto»]. L’aggancio è ancora la creazione, ma più che natura, perché ha da vedere con un progetto dell’amor di Dio, un dono “dell’amor che muove il sole e l’altre stelle” (Dante Alighieri). Da una parte, mai come in questi anni l’economia ha consentito a miliardi di persone di affacciarsi al benessere, ai diritti, a una migliore salute e a molto altro. Gli scritti dei Profeti ci invitano a ritrovare la forza nei momenti difficili, contemplando il Dio potente che ha creato l’universo. La giustizia è fatta di rispetto, di compassione, di amore oltre che di imparzialità: ingiustizia è anche strappare un fiore dal prato per mero capriccio, anche strappare le ali di un insetto per crudele divertimento. Certo l’impegno per il bene comune universale, che ne deriva, dev’essere comunitario, anche se rimane vero il detto: “Ogni anima che si eleva, eleva il mondo” intero (Giovanni Paolo II, Reconciliatio et Paenitentia, 16). L'equazio- In sostanza, la codificazione attrezzò la Chiesa per affrontare la navigazione nelle acque agitate dell’età contemporanea, mantenendo unito e solidale il popolo di Dio e sostenendo il grande sforzo di evangelizzazione, che con l’ultima espansione missionaria ha reso la Chiesa davvero presente in ogni parte del mondo. Secondo la mentalità “laica”, basta non far del male al prossimo è si è già nella giustizia: invece anche far del male a se stessi, anche non fare agli altri il bene che si potrebbe fare, anche negare a Dio ciò che gli è dovuto, ossia lo slancio dell’anima verso la sorgente da cui ogni cosa trae il proprio essere e la propria esistenza: anche tutto ciò si configura come ingiustizia. È la riemersione contemporanea di un tema tipico dell’epoca classica e medievale, che riconquista l’integralità dell’esperienza umana. E vi è la giusta, legittima autonomia delle realtà terrene (, Per la scansione ultima del II° capitolo dell’Enciclica, su «Lo sguardo di Gesù», colgo soltanto una affermazione basilare, la seguente: «Secondo la comprensione cristiana della realtà, il destino dell’intera creazione passa attraverso il mistero di Cristo, che è presente fin dall’origine: “Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (, Qui penso sia indicato il perché in Francesco d’Assisi il cammino della creazione, “il perché i cammini di Francesco a cui la nostra Associazione si rifà, per metterne insieme i vari tronconi, in Italia, passando poi in Francia e congiungendosi al Cammino di Santiago de Compostela, è al tempo stesso itinerario cristiano, incontro con Cristo, identificazione con lui fino al segno delle stigmate, sigillo della sua, Se si evitano le colonizzazioni ideologiche e si assicura la libertà religiosa «sui diritti umani, una sintesi è possibile» scriveva. Se anche una sola creatura restasse esclusa dalla giustizia, l’ordine complessivo risultante sarebbe ingiusto. Cardinale Pietro Parolin, Segretario Papale (v. L’Oss. Tuttavia, la ricorrenza centenaria che si celebra dev’essere anche occasione per guardare all’oggi e al domani, per riacquisire e approfondire il senso autentico del diritto nella Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, dove il dominio è della Parola e dei Sacramenti, mentre la norma giuridica ha un ruolo necessario, sì, ma di servizio. L’uomo giusto, di cui spesso si fa parola nel Libri Sacri, si distingue per l’abituale dirittura dei propri pensieri e per la rettitudine della propria condotta verso il prossimo. Catechismo della Chiesa Cattolica: “1807 La giustizia è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto.La giustizia verso Dio è chiamata « virtù di religione ». E nel 2000 fece altrettanto clamore, nella sua lettera pastorale, il passo in cui si chiedeva con Dostoevskij “quale bellezza salverà il mondo” e rispondeva analizzando l’incontro di Adamo con Eva raccontato nella Genesi, in cui si racchiude la bellezza capace di recare “giustizia, pace, arte”». Come può dunque “un venti per cento della popolazione mondiale consumare risorse in misura tale da rubare alle nazioni povere e alle future generazioni ciò di cui hanno o avranno bisogno per sopravvivere”? Da una parte, mai come in questi anni l’economia ha consentito a miliardi di persone di affacciarsi al benessere, ai diritti, a una migliore salute e a molto altro. Così, dare a un amico il giusto non significa, semplicemente, rendergli il bene che egli ci fa, restituirgli quel che da lui abbiamo ricevuto, e così via; significa andarlo a cercare quando sappiamo che è nel bisogno, intuire quel bisogno anche quando lui non lo esprime, non lo manifesta, anche quando non chiede e non domanda nulla. Nella cultura veterotestamentaria c’è un uso piuttosto frequente del concetto di essere “giusto davanti a Dio”; il profeta Daniele, per esempio, si gloria del fatto che Dio ha legato la bocca dei leoni, nella cui fossa era stato gettato per gli intrighi dei ministri e dei satrapi del re Dario, perché Egli lo ha trovato “giusto” al suo cospetto. del 19-20 giugno dello scorso anno). Per l'esercizio della giustizia deve esistere un codice che classifica i comportamenti non ammessi in una certa comunità umana, e una struttura giudicante che traduca il … (Questione di nuovi diritti, diversi); 5)    Quali impegni possono essere presi? Scrive il Vescovo di Roma nella Prefazione: «L’economia è una componente vitale per ogni società, determina in buona parte la qualità del vivere e persino del morire, contribuisce a rendere degna o indegna l’esistenza umana. Non solo è attuale, ma anche continuamente rinnovato, il messaggio del Vescovo di Roma circa “la cura della casa comune”, come egli identifica l’ambiente, il creato, nella sua Lettera Enciclica “Laudato si’”. Qualcuno aggiunge, e io lo sono, la relazione con sé stesso. Il quarto coagulo di pensiero gira attorno al messaggio di ogni creatura nell’armonia di tutto il creato mentre la quinta scansione, di «comunione universale», sublime, si riferisce a una sorta di famiglia universale. XIX sulla «Vera giustizia» – mostra con straordinaria efficacia la profondità del rapporto tra giustizia e misericordia che nella visione cristiana allude al mistero del rapporto tra la città dell’uomo e la città di Dio. Ma non possiamo dimenticare in tutto questo la giustizia sociale in una sintesi che ci è data da Papa Francesco all’inizio del volume. Comunque, se guardiamo a come vanno le cose, nel concreto, chi ha combattuto per i non respingimenti, specialmente dei rifugiati e dei richiedenti asilo, tenendo presente particolarmente la Libia, non ha motivi per rallegrarsi, costatando come ci siano qui nel mondo d’oggi vere tragedie. Naturalmente la base la troviamo nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo il cui 70° (1948-2018) ha offerto spunti importanti di riflessione al Prof. Vincenzo Buonomo in una relazione tenuta all’incontro del «Forum Ginevra delle Organizzazioni non governative di ispirazione cattolica», organizzato dalla Missione Permanente della S. Sede colà il 21 febbraio u.s. Scansioni dell’intervento sono le seguenti domande: 1)    Cosa rappresenta la dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo nella visione della Chiesa? Ovunque c’è gente che dice sì alla vita, alla giustizia, alla legalità, alla solidarietà. Perciò occupa un posto importante nella riflessione della Chiesa, che guarda all’uomo e alla donna come a persone chiamate a collaborare col piano di Dio anche attraverso il lavoro, la produzione, la distribuzione e il consumo di beni e servizi. Vuol dire dare a ciascuno ciò che è giusto, ciò che gli spetta, ciò che gli si deve: e noi dobbiamo il giusto sia a noi stessi, sia a quanti ci stanno intorno, sia a Dio, fonte del nostro essere e del nostri esistere. (Si tratta di una consonanza con la visione cristiana); Cosa voleva esprimere nel ’48 la Dichiarazione Universale? Giustizia nella “cura della creazione”. Si capisce che mi riferisco alla Pacem in terris di Giovanni XXIII, un testo in cui si delineano quattro dimensioni, che sono quelle dell’ordine mirabile, dell’universo, degli esseri umani, dei rapporti tra essi con le autorità politiche e della comunità mondiale. In sostanza, la codificazione attrezzò la Chiesa per affrontare la navigazione nelle acque agitate dell’età contemporanea, mantenendo unito e solidale il popolo di Dio e sostenendo il grande sforzo di evangelizzazione, che con l’ultima espansione missionaria ha reso la Chiesa davvero presente in ogni parte del mondo. Trattare l’amico secondo giustizia significa porlo sotto la categoria dell’amicizia, che è benevolenza, comprensione, fiducia: perché è “giusto” avere fiducia in lui, come la ha già altre volte meritata e come vorremmo che lui si regolasse con lui, se le parti fossero invertite. 58-60). È però solo quest’ultima dimensione che ora svilupperò a partire da quello che è stato concretamente il mio servizio ecclesiale e umano nel corso del tempo, partendo dal mio recupero, dopo lunga e dura malattia, nella rappresentanza della S. Sede presso la FAO, l’IFAD e il PAM. San Tommaso, nella «Summa theologiae» (II, II, 58, 1), definisce la virtù della giustizia come «la ferma e costante volontà di dare a ciascuno il suo»: una definizione che, nella sua chiarezza, stringatezza e linearità, ci sembra talmente impeccabile, da costituire un modello su cui dovrebbero riflettere tanti fumosi “filosofi” moderni, abituati a rendere difficili anche le cose più semplici e a rendere complicate anche quelle più trasparenti. Quello umano, messo duramente alla prova (e a volte anche messo blandamente alla prova), si incrina, si offusca, si arrende; senza contare che, molte volte, si dirige verso l’oggetto sbagliato, oppure si dirige verso un oggetto appropriato, ma con modalità sbagliate. Tanti incontri mi confermano che il Vangelo non è un’utopia ma una speranza reale, anche per l’economia: Dio non abbandona le sue creature in balia del male. Essa consente alla persona, non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé. Forse ci convinceremo così che il nostro futuro è legato all’Africa e che dobbiamo arrivare a «un piano Marshall» per tale continente. Senza la virtù della giustizia, il mondo morale precipiterebbe nell’inferno del disordine, della confusione, della sopraffazione. Guardando alla finanza, vediamo inoltre che un sistema economico basato sulla prossimità, nell’epoca della globalizzazione, incontra non poche difficoltà: le istituzioni finanziarie e le imprese multinazionali raggiungono dimensioni tali da condizionare le economie locali, mettendo gli Stati sempre più in difficoltà nel ben operare per lo sviluppo delle popolazioni. Essa insegna la temperanza e la fortezza, la giustizia e la prudenza.” (Sap.8,7) Orbene dar da bere agli assetati è opera di misericordia, di giustizia. Gli autori ordinano in modo efficace una materia molto frastagliata, anzitutto fornendo dei brevi medaglioni su autori della VE e a lei imparentati, come Anscombe, Geach, Murdoch, Foot, Williams, McDowell, McIntyre, Taylor, Nussbaum. Il rapporto personale si esercita in più direzioni: verso se stessi; verso il prossimo (inteso nel senso più ampio possibile e non solo in quello di “simile”: come se, ad esempio, non vi fosse il dovere della giustizia anche nei confronti degli animali); verso Dio. Con essa, a pieno titolo, la dimensione “tutela e valorizzazione dell’ambiente”, entra di pieno diritto anche nei grandi impegni del cristiano, oltre che degli uomini e donne di buona volontà, diventa cioè materia di giustizia. La grande lezione sulla giustizia dell’umanesimo europeo era invece diversa. Nell’A.T. 1804). Ma non possiamo dimenticare in tutto questo la giustizia sociale in una sintesi che ci è data da Papa Francesco all’inizio del volume Potere e denaro. Ma, con il peccato, la relazione originariamente armonica tra essere umano e natura si è trasformata in un conflitto (Gen. 3, 17-19), una rottura. l’approccio non può esser generalista (resta il fondamento dei diritti e l’universalità del soggetto: dignità umana e persona, per una questione di giustizia, e pure di diritti e doveri). Da ultimo gli Autori esprimono l’apprezzamento (condivisibile) per questo approccio che è capace di cogliere l’esperienza umana nella sua integralità, di insistere sulle dimensioni motivazionali dell’agire buono, di emanciparsi dalla concezione scientista della ragione come mera razionalità strumentale, di rilanciare la sinergia tra la sfera affettivo-emotiva e la razionalità pratica, in vista della fioritura umana». Prima di essere invocata come principio, la giustizia va praticata, vissuta, cercata, coltivata, come le altri grandi virtù dell’esistenza. Così continuava Giovanni XXIII: «Sarebbe del resto assurdo anche solo pensare che gli uomini, per il fatto che vengono preposti al governo della cosa pubblica, possano essere costretti a rinunciare alla propria umanità». Così come è occasione propizia per riflettere su una genuina formazione giuridica nella Chiesa, che faccia comprendere, appunto, la pastoralità del diritto canonico, la sua strumentalità in ordine alla, Sotto questo punto di vista, ritorna impellente l’invito di Benedetto XVI nella, Un’altra considerazione preme rilevare – aggiunge Papa Francesco – in questa ricorrenza che induce a guardare il futuro. I racconti della creazione nel libro della Genesi, nel loro linguaggio simbolico e narrativo, suggeriscono che l’esistenza umana si basa su tre relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra. Sotto questo profilo, il Codice ha avuto un doppio effetto: incrementare e garantire l’autonomia che della Chiesa è propria, e al tempo stesso – indirettamente – contribuire all’affermarsi di una sana laicità negli ordinamenti statali. Dunque, il diritto canonico può essere uno strumento privilegiato per favorirne la recezione nel corso del tempo e nel susseguirsi delle generazioni. La stessa speranza – dopo quella per la guida di Papa Francesco – sorge dai negoziati in corso, sempre sotto l’egida delle Nazioni Unite, per un simile “Global Compact” per Migrazioni sicure, ordinate e regolari. La risposta è data dalla areté che viene definita per ultima: le virtù delle parti possono diventare virtù del tutto solo se sono sottoposte a un principio, la giustizia, che le induca a cooperare in un compito comune. Dunque, il diritto canonico può essere uno strumento privilegiato per favorirne la recezione nel corso del tempo e nel susseguirsi delle generazioni. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare. La menzione qui della Cattedra dei non credenti mi porta a concludere questa mia introduzione riprendendo per il vostro orecchio la presentazione di Giacomo Samek Lodovici (Avv. Cosi nel ’98 fece molto discutere la sua proposta di un’amnistia per il Giubileo. Esse procurano facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona. 8)    Per una N.G.O. (“Universale” è anche la persona umana); Quanto pesa sulla mancata tutela dei diritti umani la frammentazione dell’unità della persona? Ricordiamolo un’altra volta: l’ingiustizia è disordine, la giustizia è ordine: ordine cosmico, ordine e armonia fra le parti e il tutto; e noi siamo una parte del tutto, non siamo piccoli mondi separati dagli altri mondi, non siamo isole gettate a caso nel grande oceano della vita.