Il 30 Giugno Mora fu interrogato nuovamente, ma non c’erano abbastanza elementi per torturarlo. Manzoni specifica nella premessa alla Colonna Infame di voler riesaminare l’intera vicenda che già aveva trattato il Verri nel suo “Osservazioni sulla tortura” e di volerne emendare gli errori non per la maggior grandezza sua ma per la diversa prospettiva che si acquisisce con lo scorrere del tempo. L’unica citazione poetica è del Parini, che sostiene ancora una volta la sentenza dei giudici, scagliandosi contro gli untori. Pur troppo, l’uomo può ingannarsi, e ingannarsi terribilmente, con molto minore stravaganza. Il Mora incalzato sostenne che Piazza aveva ricevuto dei soldi anche da “un non so chi”. I giudici di questo erano meno convinti. Potrebb’esser benissimo che quella Caterina avesse parlato d’una penna da lei vista davvero in mano dello sconosciuto; e ognuno indovina troppo facilmente qual altra cosa poté esser da lei battezzata per vasetto; ché, in una mente la qual non vedeva che unzioni, una penna doveva avere una relazione più immediata e più stretta con un vasetto, che con un calamaio. Manzoni sostiene che il suo precursore, il conte Pietro Verri, abbia fornito un'interpretazione sbagliata sul ruolo assunto dagli scrittori (dal Verri chiamati criminalisti interpreti) nella descrizione della pratica processuale "italiana" nel corso dei secoli (dal XIII secolo in poi). Era diventata una scienza fare leggi a proprio piacimento, interpretare leggi particolari come generali. Esaminarono la scena e parlarono con le persone. Capitolo IV-Interrogatorio e condanna Mora. Baruello venne accusato anche da Girolamo Magliavacca, gli venne proposta l’impunità ma morì di peste il 18 settembre 1631. Inoltre demolirono la casa di uno dei due e al posto di questa fecero erigere una colonna, che ricordasse l’avvenimento. Tuttavia Manzoni rispetto a Verri afferma che nonostante la condanna sia stata emessa in un’ epoca caratterizzata da ignoranza e la giustizia fosse inadeguata, la sentenza avrebbe potuto avere esiti diversi, quindi questi fattori non possono essere usati come una giustificazione. I Promessi sposi e Storia della colonna infame book. Giangiacomo Mora venne prelevato in bottega insieme al figlio dall’auditore di Sanità e dagli sbirri. Durante la perquisizione due cose insospettirono gli inquirenti: un vaso pieno di sterco trovato in una stanzina dietro la bottega dove il mora viveva isolato dalla famiglia e un fornello con dentro una sostanza giallastra e appiccicosa. C’è qualche personaggio che resiste alla tortura? Ultimo arriva il Verri, che difende finalmente i poveri condannati e si scaglia contro la tortura e le superstizioni. (Pave). Tuttavia con Piazza cominciarono dalla tortura: non volevano una verità, ma una confessione, dato che ormai tutti lo ritenevano colpevole e le autorità avevano un’immagine da difendere. Alessandro Manzoni - Storia della colonna infame (1840) Capitolo settimo. De Bibliotheca. Chi è il Padilla? La proposta di impunità non fu comunicata ufficialmente, non ci sono tracce nel processo. Altra circostanza assai rilevante in cui i giudici forzarono l’interpretazione della legge è la cattura del Mora. Mas, quando escutei Sasuke falando aquelas coisas sobre mi.. Milano È la sede del governo spagnolo dell'epocae uno dei principali centri dell'Italia settentrionale. La notizia si sparse via via negli altri quartieri, e ci fu anche portata da qualcheduno che s’era abbattuto a passar di lì nel momento del sottosopra. Ammise di conoscere Vedano e Fontana, suocero del primo e nominato come complice dal Baruello. Molto più che della storia del processo, si sono trovate raccolte di opinioni sul processo stesso, di persone che però non si erano adeguatamente informate. Piazza si deve considerare colpevole perchè, nonostante fosse innocente per le unzioni, aveva calunniato e accusato un altro innocente, condannandolo ad altre sofferenze. Il capitano di giustizia e il notaio si portarono a quella strada; e videro infatti muri affumicati, e uno, quello del barbiere Mora, imbiancato di fresco. Dopo le confessioni il Senato milanese li condanna a morte: i due untori rei confessi, legati schiena a schiena, vengono caricati su un carro, attorniato da una folla inferocita. Coloro che indagavano, ottenuta questa confessione del Piazza, passano ad interrogare il Mora per ottenerla anche da lui, ma dato che egli non sapeva chi fosse stato accusato dall’altro non ottengono niente. Piazza decise di offrire alla autorità degli ipotetico complici del delitto, pensando che altrimenti la tortura si sarebbe ripetuta ogni giorno. Questi aveva consegnato al Baruello un unguento ancora da terminare e poi da spargere in giro. Il figlio Gaspare non calunniò nè se stesso nè altre persone; lo torturarono ma non disse niente. In occasione delle torture i giudici forzarono l’interpretazione della legge, perchè la questione non era ben definita e hanno sfruttato ciò per torturare, ottenere confessioni e compiacere il popolo. ISBN: 9788806226336: DATA: 2015: NOME DEL FILE: I promessi sposi-Storia della colonna infame.pdf: DIMENSIONE: 6,79 MB: AUTORE: Alessandro Manzoni (Silvia). Alla fine della strada si sfregò le dita contro il muro, probabilmente per pulirsi dall’inchiostro. Morì a Milano nel 1873. Segue il Nani, veneziano, che fa un’analisi molto superficiale dei fatti, limitandosi a prestar fede a un’iscrizione milanese che li ricorda. Le due signore che avevano accuratamente descritto il percorso dell’uomo però non lo avevano visto fermarsi lì; nessuno pensò che era tornato indietro per la stessa strada in cui si pensava avesse diffuso un morbo, nè che lo maneggiasse così liberamente. Il contenuto è disponibile in base alla licenza, Storia della colonna infame , Alessandro Manzoni, Indice:I promessi sposi (1840).djvu, //it.wikisource.org/w/index.php?title=Storia_della_colonna_infame/Capitolo_I&oldid=-, 20130906221523, //it.wikisource.org/w/index.php?title=Storia_della_colonna_infame/Capitolo_I&oldid=-, Storia della colonna infame - Capitolo primo, https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Storia_della_colonna_infame/Capitolo_I&oldid=1318515, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Ritennero vero quello che prima avevano ritenuto inverosimile col Piazza. Ma sarebbe ridicolo il dimostrar che uomini potevano veder cose che l’uomo non può non vedere: può bensì non volerci badare. (Eran gentiluomini eletti in ciascheduna di queste dal tribunale della Sanità, per invigilare, girando per la città, sull’esecuzion de’ suoi ordini.) //it.wikisource.org/w/index.php?title=Storia_della_colonna_infame/Capitolo_I&oldid=- E’ possibile dividere la vicenda in 3 macrosequenze, che ci aiuteranno nella datazione. Quali scrittori o storici trattarono della vicenda narrata? Capitolo 7: Tra i molti scrittori contemporanei all'avvenimento, scegliamo il solo che non sia oscuro, e che non n'abbia parlato a seconda affatto della credenza comune, Giuseppe Ripamonti, già tante volte citato. .... Manzoni ritiene che questi privati e non legislatori, dopo aver attinto a varie leggi o all’idea universale di diritto, idearono una legislatura criminale, o aprirono la strada per questo. Per quanto riguarda le fonti ha cui Manzoni ha attinto per informarsi sulla vicenda, l’autore ci informa che non sono rimasti gli scritti originali, ma una copia di una parte. Il padre Girolamo venne interrogato l’11 agosto e il giorno dopo confessò, alterando una storia vera: accusò il Baruello di avergli dato un unguento pestilenziale, che in realtà era un sonnifero. Alessandro Manzoni Piazza cercò di inventare tenendosi il più vicino possibile ai fatti reali. (Masca). I giudici condannarono degli innocenti ma, anche crdendo alle unzioni e con una legislazione che permetteva la tortura, avrebbero potuto riconoscerli innocenti; anzi, hanno dovuto ricorrere a improbabili esperienti per riconoscerli colpevoli. CC BY-SA 3.0 IncludiIntestazione Venne catturato e torturato insieme all’altro banchiere accusato da Piazza, ma continuarono entrambi a sostenere la propria innocenza; vennero quindi rilasciati. Basandosi sulle deposizioni del Piazza, che aveva deposto su promessa di impunità, non avrebbero potuto avere un pretesto per torturare il Mora. Gediminas Kirdeikis Recommended for you. Introduzione «In quel tempo di peste e d’ignoranza, di terrore e di credulità, oltre … Suo padre chiese che venisse sospesa la sentenza a Piazza e Mora, ma i giudici negarono perchè era ciò che voleva il popolo. La seconda, Ottavia Bono, racconta, dello stesso uomo, di averlo visto fermo alla fine di un muro di un giardino, e anch’ella sostiene che tenesse una carta in mano: descrive come abbia visto l’uomo porre una mano sopra la carta e poi sfregarla sul muro vicino al quale si era fermato. L’essere il primo che trovavan lì, o nelle vicinanze; l’essere sconosciuto, e non dar di sè un conto soddisfacente: cosa doppiamente difficile quando chi risponde è spaventato, e furiosi quelli che interrogano; l’essere indicato da una donna che poteva essere una Caterina Rosa, da un ragazzo che, preso in sospetto esso medesimo per uno strumento della malvagità altrui, e messo alle strette di dire chi l’avesse mandato a dar fuoco, diceva un nome a caso. Uno di questi discorsi fu riferito al senato, che ordinò al capitano di giustizia, d’andar subito a prendere informazioni, e di procedere secondo il caso. Sua madre era Giulia Beccaria, figlia del celebre Cesare. I Magliavacca sono stati accusati e torturati anch’essi. La persona ch’era stata indicata al capitano di giustizia, per averne informazioni, non poteva dir altro che d’aver visto, il giorno prima, passando per via della Vetra, abbruciacchiar le muraglie, e sentito dire ch’erano state unte quella mattina da un genero della comar Paola. CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA. Proprio perché non esistono basi attendibili per autorizzare la tortura, i giudici si concentrano sulle “inverosimiglianze” del suo interrogatorio: il Piazza afferma di non sapere degli imbrattamenti sulle muraglie delle case e di conoscere soltanto di vista dei deputati con cui si era trovato in una parrocchia (quest’ultimo fatto è ininfluente ai fini del processo). Sotto minaccia di tortura, disse che avrebbe mantenuto la deposizione del giorno prima. //it.wikisource.org/w/index.php?title=Storia_della_colonna_infame/Capitolo_I&oldid=- Piazza nominò come persona grande il Padilla, figlio del comandante del Castello. (j, 8 2 ˘ ˘ b ˇˇ ˛ ˘ - ˘ ˇ ˘ ˝ 6 ˘˜ ˇ 0 ˚ ˘˘ 8% ˝ ˘ ˜ ˘ ˆ ˙ ˆ ˘ ˇ ˆ ˆ ( ,! Gli fu domandato chi eran quelli con cui s’era trovato; rispose: che li conosceva solamente di vista e non di nome. Furono fatte ricerche, nessuno sembrava conoscerlo. Il lazzaretto Era il luogo di confinamento e d'isolamento per portatori di … TOUR VIRALE - Capitolo 4: Colonna infame - Duration: 9:36. città in scena No views. Egli riteneva che la presenza di un “pesce grosso”, quale era il Padilla, nella rete della giustizia avrebbe permesso ai “pesci piccoli” come lui di salvarsi. A Piazza venne inoltre proposta l’impunità ma non in modo formale, infatti non ce n’è traccia negli atti del processo. Il 21 luglio furono consegnati a Mora e Piazza gli atti posteriori alla ripresa del processo e vennero loro dati 2 giorni per le difese; scelsero questa volta un difensore, consigliati probabilmente da quelli d’ufficio. Storia della colonna infame. Alla fine fu torturato e dopo lunghi supplizi confessò di aver dato l’unguento a Piazza. Anche Gaspare Maglaivacca venne torturato, ma come un martire non calunniò nè se stesso nè altri. La tortura e la polemica con Verri 3. 53. Per citarne un esempio anch’esso non lontano, anteriore di poco al colera; quando gl’incendi eran divenuti così frequenti nella Normandia, cosa ci voleva perchè un uomo ne fosse subito subito creduto autore da una moltitudine? Il 22 Giugno Guglielmo Piazza fu arrestato; la sua sicurezza e il fatto che non era fuggito furono presi come indizi di colpevolezza; frugando nella sua casa non si trovò nulla, altro indizio di colpevolezza. L’altro, che, come depose poi, lo conosceva di vista, e non ne sapeva il nome, disse quel che sapeva, ch’era un commissario della Sanità. E in quanto all’andar rasente al muro, se a una cosa simile ci fosse bisogno d’un perchè, era perchè pioveva, come accennò [p. 759 modifica]quella Caterina medesima, ma per cavarne una induzione di questa sorte: è ben una gran cosa: hieri, mentre costui faceua questi atti di ongere, pioueua, et bisogna mo che hauesse pigliato quel tempo piouoso, perchè più persone potessero imbrattarsi li panni nell’andar in volta, per andar al coperto. Il delitto del Mora era diventato verosimile e lo condannarono come colpevole. Il Mora continuava a ripetere le stesse cose, appunto giudicate contraddittorie o insufficienti: che egli conosceva appena il Piazza e che aveva strappato il biglietto senza badarci, in preda alla confusione ingeneratagli dal momento, e che se avessero ricomposto il foglio e letto il contenuto sarebbe stato probabilmente in grado di spiegare cosa fosse (cosa che non venne fatta). Liber Liber.it. Presentalo brevemente ( Linda). Infatti, nell’esame che gli fu fatto il giorno dopo, interrogato, se l’attioni che fece quella mattina, ricercorno scrittura, risponde: signor sì.