Una delle divinità più venerate dall’antica civiltà egiziana era il figlio di Osiride e Iside: il Dio Horus. Nel tempio di Horus a Edfu[89], l'antica Wetjeset-Hor (ovvero Il Luogo dove si celebra Horus), viene data notevole importanza ai miti riguardanti la lotta tra Horus e Seth. Ou la politique sous le linceul de la religion (Enquêtes dans les Textes des Pyramides, 3) », ENiM 3, Montpellier, 2010, p. 77-107. Anche la città di Nekhen, a circa 80 km. Hor-Neb-Hebenu, "Horus signore di Hebenu". Il dio ricostruì l’occhio pezzo per pezzo e per tale motivo, esso finì per rappresentare la luna che accresce le sue dimensioni notte dopo notte, di sempre nuove porzioni. Inizialmente, Gore era adorato da cacciatori bellicosi, che alla fine stabilirono il loro dominio su altre tribù. (es) Horus (de l'égyptien Hor / Horou) est l'une des plus anciennes divinités égyptiennes. Il riferimento è ai due orizzonti dell'alba e del tramonto. Nel Basso Egitto, ai limiti del deserto libico — e più precisamente nel III nòmo e a Kôm el-Hisn — era venerato Hor-Thehenu, "Horus di Libia". Per un caso di sincretismo — assai frequente nelle credenze religiose egizie — Horakhti venne fuso al demiurgo eliopolitano nella forma di Ra-Horakhti[25]. La figura del dio Hor-imi-Shenut ebbe un culto nel corso di tutta la storia egizia; tale epiteto ha posto alcuni problemi di interpretazione ed è stato variamente tradotto "Horus delle corde", "Horus della città delle corde", "Horus legato con corde". Da tale situazione derivarono altre denominazioni sincretiche di Horus: Hor-Sa-Isis, ovvero Horus figlio di Iside; Hor-mer-tef, Horus vendicatore di suo Padre; Hor-Pi-chrod, Horus il bambino (sott. Perché l'armonia potesse trionfare, nelle idee degli egizi, Horus e Seth avrebbero dovuto essere in pace e andare d'accordo. La lotta dei "Due Contendenti" potrebbe simboleggiare le guerre fra i devoti a Horus, della prima città, e i devoti a Seth dell'altra. Te Velde riteneva che il mito arcaico della lotta di Horus e Seth non potesse essersi originato esclusivamente a partire da fatti bellici verificatisi all'alba della civiltà faraonica. Aveva sovente forma di leone, ariete o di uomo con la testa di falco o di leone sormontate dal disco solare; dal. Inoltre Horus non muore prendendo su di sè i “peccati del mondo”, non muore per redimere l’umanità, che, con il peccato originale si era preclusa la salvezza. Testo 312; R.T. Rundle Clark (1959/1999), p. 150, cita gli studi specifici su tale testo eseguiti da A. de Buck in. Benché le figure di Horus e Seth siano estremamente antiche (risalgono al periodo predinastico), Osiride comparve solo più tardi, tra la IV e la V dinastia, nell'immaginario degli egizi. Figlio di Osiride e Iside, Horus era un dio potente dell'antico Egitto, conosciuto sin dai tempi predinastici.Egli era una divinità celeste che aveva la sua personificazione terrena in una forma di falco. Quando il faraone si identificava con queste due divinità, intendeva incarnare l'equilibrio di tutti gli opposti[65]. Anche il già citato Hor-Behedeti li riforniva di stoffe, ma alfine di garantire le offerte funerarie. Durante la I dinastia, il "Nome d'Horus" era seguito dal "Nome nesu-bity" (o praenomen), simbolo dell'unione delle Due Terre, e dal "Nome Nebty" (cioè "delle Due Signore"), riferito alle dee Uadjet e Nekhbet, tutelari dell'Alto e del Basso Egitto. Françoise Dunand, Roger Lichtenberg & Alain Charron. Durante la II dinastia, invece, il falco di Horus e il canide di Seth sormontavano, insieme, il serekht di re Khasekhemui (ca. Un cerimoniale ridotto, ma sostanzialmente analogo, si svolgeva durante il Rito di mezzogiorno ed alla sera quando il dio veniva spogliato, rivestito degli abiti notturni e riposto nel suo tabernacolo per la notte. Altra versione del mito di Horus è reperibile, in forma poetica, nel Libro dei morti[96][97] in cui l'intervento di Horus consente al defunto dio di risorgere e di inviare la benefica piena nilotica[98]. Horus ("el elevado") era el dios celeste en la mitología egipcia. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizzi questo sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che hanno raccolto dall'utilizzo dei loro servizi. Ma i miti di Horus si perpetuarono anche in periodo cristiano. Ormai popolarmente note, sul web esistono diverse teorie che accosterebbero tratti della storia di Gesù alle biografie di personaggi religiosi a lui precedenti. Quest'ultimo tratto distintivo ricorda facilmente il disegno dell'Occhio di Horus, associato a lui e agli altri dei ieracocefali[17]. Horus (in italiano anche Oro o Horo), è una divinità egizia appartenente alla religione dell'antico Egitto, fra le più antiche e significative del pantheon egizio. Anubi aveva numerosi titoli che coglievano i vari aspetti della sua complessa natura: "Colui che presiede l'imbalsamazione". Tra le analogie più diffuse, si sostiene che Horus sia nato da una vergine, che avrebbe avuto il potere di camminare sulle acque, guarire gli infermi e che sarebbe stato annunciato da una stella cometa. Una singola, anche se perfetta, sovrapposizione può rappresentare il risultato del caso; talvolta i punti di contatto discendono dalla comune natura umana che è sempre alla base di ogni racconto, pure in quelli che descrivono e definiscono le caratteristiche di una divinità. Hor-Merti avrebbe dovuto invece trascinare una rete per catturare i nemici dell'anima del defunto[52]. Queste venivano, infatti, posate davanti le porte dei templi e lungo i corridoi, in segno di protezione. R.T. Rundle Clark (1959/1999), pp. Il termine cheni significava "esorcizzare", mentre il chenut era una sorta di medico-guaritore, un esorcista incaricato di allontanare gli spiriti maligni e i morti pericolosi. Era fratello di Osiride, Iside e Nefti, di quest’ultima era anche il marito e dalla loro unione nacque Anubi. Queste iscrizioni citano la contesa fra Horus e Seth senza coinvolgere Osiride: questa assenza può essere interpretata come tenue traccia di un arcaico mito pre-osiriaco. Questo "Horus femmine" fu, in origine, un semplice titolo delle regine a partire dal Medio Regno: nel mammisi (cappella minore) di Ermonti, per esempio, compare attribuito alla celebre regina Cleopatra VII. Principali aspetti, forme e titoli di Horus, Distretti 2°, 3°, 12° 17° 18°, 21° dell'Alto Egitto e distretti 10°, 11°, 14°, 19°, 20° del Basso Egitto. Tra le più celebri immagini di Horus, il dio compare in una statua del faraone Chefren, della IV dinastia, assiso in trono. A un certo punto dello scontro fratricida, intervenne l’assemblea degli Dei, interrompendo la lotta e dichiarando Horus, unico e legittimo sovrano d’Egitto. Hor-Semataui (Harsomtus), "Horus che unisce le Due Terre". 3300 a.C.), l'ideogramma "Hor" del falco servì a designare il sovrano, in carica o defunto, e poteva normalmente sostituire la parola netjer, che significa "dio", con una sfumatura aggiunta di sovranità. Herman te Velde, Seth, ou la divine confusion : Une étude de son rôle dans la mythologie et la religion égyptienne, Scribd, 2011, pp. A Eliopoli era venerato accanto a Ra. Durante l'Antico Regno, l'iconografia reale mostrava la coppia Horus-Seth che incoronava il faraone mentre, durante il Medio Regno, si diffusero le rappresentazioni dove i due figuravano nell'atto di intrecciare una pianta di loto e una di papiro, piante araldiche delle Due Terre: questo tipo di immagini prendeva il nome di sema-tauy, o rito della "Riunificazione delle Due Terre"[67]. Horus era onnipresente nell'antico Egitto: ogni città o borgo di una quale importanza hanno restituito tracce del suo culto. 2009. pp.8, 170. Dictionnaire encyclopédique de l'Ancienne Égypte et des civilisations nubiennes, Paris, Gründ, 1999, p. 259. Il terzo, Horus-Medenu, era l'Horus venerato a Medenu, una borgata del Fayyum, e conosciuto con il nome greco di Harmotes. Nel 1967, nella sua monografia Seth, God of Confusion interamente dedicata al turbolento Seth, Herman te Velde abbracciò questa lettura. L'incoronazione del faraone era un insieme complesso di rituali il cui esatto ordine non è stato ancora stabilito con certezza. A causa della sua comparsa tardiva, Horit ebbe un'iconografia molto ristretta: nel Tempio di Dendera, dedicato ad Hathor, Horit compare come donna dalla testa leonina, mentre ad Atfih figura come falco mummificato. 2589 a.C.–2566 a.C.), il titolo delle regine fu semplificato in "Colei che vede Horus e Seth"). L'iconografia del dio Horus era estremamente varia. L’Occhio di Horus (o Oudjat) era anche un amuleto molto potente, gli Egizi lo indossavano perché credevano possedesse poteri magici e … Quando Ra assunse il titolo di dio del sole, era anche conosciuto come “Ra-Horakhty o Ra, che è Horus dei 2 orizzonti”. La grafia oggi più conosciuta, Horus, deriva dalla sua resa in lingua latina[13]. Il dio Falcon Horus era spesso raffigurato con la testa di questo uccello. Era il dio del Sole, infatti il suo nome significa “Colui che tutto crea”. Ha suscitato grande devozione ed i suoi seguaci hanno costruito templi in suo onore in tutto l'Egitto, espandendo il suo culto per il Mediterraneo. In un rilievo a Edfu, un faraone compare nell'atto di offrire a Horbehedeti il singolo geroglifico dell'Orizzonte, costituito da due montagne: in cambio di questa offerta, il dio avrebbe accordato al re il trono, il palazzo reale e un lungo regno[51]. da Luxor nell'Alto Egitto, adorò fin dal periodo predinastico un dio dalla testa di falco, Nekheni, il cui capo era sovrastato da due alte piume. Libro dei morti – Horus, guida lo spirito del morto – Wikipedia, pubblico dominio. Nello stesso museo è conservata una statua dell'Horus di Ieracompoli, la cui datazione è dibattuta e va dalla VI alla XII dinastia: si tratta di una testa di falco sormontata da una corona costituita di due alte piume stilizzate, i cui occhi in ossidiana imitano lo sguardo penetrante dell'animale. Di conseguenza, la prima componente del quintuplice nome del faraone era il "Nome d'Horus", già portato dai re della dinastia 0, predecessori di Narmer, considerato il primo faraone[71]. Da un punto di vista rituale, l'Occhio di Horus simboleggiava le offerte presentate alle divinità, in netto contrasto con i testicoli di Seth. Una volta sconfitto, Seth formava con Horus una coppia pacificata a simboleggiare il buon governo del mondo[64]. 122 e sgg. La moglie Rose Edith Kelly (1874-1932), che aveva doti medianiche, passò davanti a diverse immagini del dio del Sole egizio Horus e condusse Aleister di fronte ad un stele funebre di legno (che Crowley chiamò la Stele della Rivelazione), dipinta nel periodo della 26ª dinastia, che ritraeva Horus mentre riceve un sacrificio da un defunto, un sacerdote di nome Ankh–af–na–khonsu. Una statua della VI dinastia, rinvenuta dall'egittologo Quibell nel 1898 presenta un tale copricapo pur essendo ormai il dio stato pienamente assimilato ad Horus[81]. La titolatura del faraone aveva una grande importanza ed era investita di notevoli significati magici[68]. Osiride divenne poi il Re del regno dei morti, compito assegnatogli dal dio del Sole, Ra. Il Papiro drammatico del Ramesseum, molto frammentario, sembra una guida o un commentario illustrato al cerimoniale per l'ascesa al trono di Sesostri I (ca. ARPOCRATE in "Enciclopedia dell'Arte Antica", Gods of Ancient Egypt: Horus the child (Horus son of Isis). Alla fine del periodo protostorico, queste due città dell'Alto Egitto giocarono un ruolo politico-economico essenziale, al punto che si crearono tensioni tribali generate dalla concorrenza. È perciò palese[82] che Horus, già in periodo predinastico, ed ancor prima dell'unificazione della I dinastia era considerato, sia nel sud che nel nord del Paese, dio protettore dei re tanto che questi venivano indicati con il termine Horus Vivente poi confluito, in epoca dinastica, nel Nome di Horus e ribadito nel successivo nome Horus d'Oro. Dopo varie liturgie purificatrici poggiava le sue mani sul dio, lo liberava cioè dagli indumenti notturni e lo lavava incensandolo; lo rivestiva quindi con un drappo bianco, seguito da uno verde ed uno rosso; fissava, infine, un collare di gemme al collo del dio purificandolo ancora con incenso. Al culmine del vigore combattivo e della potenza sessuale, Horus diventava Horakhti (Horus dell'orizzonte[23]), il sole allo zenit. Ne aveva due: uno era Behdet, che significa trono, o seggio risalente fin dalla III dinastia, l'altro Djeba, ovvero Città del Castigo. Il piano di Iside funzionò. E’ normale che un dio come Horus compia miracoli e che abbatta i limiti umani; di conseguenza, è logico che il simbolismo dietro questi personaggi, li collochi in luoghi che normalmente non sono accessibili all’uomo (come il cielo, le profondità del mare o il sottosuolo). Tuttavia, sembra che possa trattarsi del falco pellegrino (Falco peregrinus); questo rapace di media taglia, dal verso assai acuto, è rinomato per la rapidità con cui, in volo, plana contro le sue piccole prede terrestri; altra sua particolarità sono delle piume scure al di sotto degli occhi, le quali delineano una sorta di mezzaluna. Egli era una divinità celeste che aveva la sua personificazione terrena in una forma di falco. Edwards, IES (1971), "The early dynastic period in Egypt", The Cambridge Ancient History, 1, Cambridge: Cambridge University Press. Questi dettagli rimangono fedeli a quella che è considerata la versione autentica del mito ma ovviamente, come in tutte le rappresentazioni cinematografiche, il lungometraggio presenta delle diversità. La galassia va a fuoco dopo che Horus, il Signore della Guerra, si è ribellato contro suo padre, l'Imperatore dell’Umanità. Oltre agli aspetti fondamentali del mito, questo dio fu ma mano investito anche di aspetti secondari: difensore del Paese, guardiano dei confini, protettore dei defunti e delle mummie, infilzatore di demoni e bestie selvagge ecc. Questo titolo gli spettava quando il sole e la luna (i suoi occhi) erano visibili in cielo. Metropolitan Museum of Art, New York. Accenni al mito di Horus si ritrovano, infine, ne Le metamorfosi di Apuleio, II secolo d.C., testo incentrato tuttavia sui culti misterici legati alla dea Iside. I testicoli di Seth simboleggiavano gli elementi burrascosi tanto del cosmo (tempeste, bufere, tuoni) quanto della vita sociale (crudeltà, rabbia, crisi e violenza)[63]. Quest'ultimo era tuttavia subordinato al primo e, nei testi, il primo posto era sempre concesso a Horus. Estremamente complessa e articolata è la genealogia del culto di Horus in cui si sovrappongono anche differenti cosmogonie[75] in cui prevale, tuttavia, l'assimilazione del dio falco con il sole. Quali luoghi migliori per rappresentare l’invisibilità degli dei e la loro natura sfuggente, mai del tutto comprensibile alla mente umana. Altri significati proposti sono quelli di "viso", "il Distante, il Lontano"[11] oppure "Colui che è al di sopra, il Superiore"[12]. Al contrario di molte figure presenti in questi miti, Horus non era affatto un dio cattivo, tant’è vero che esistono alcuni sostenitori di una presunta teoria che accomunerebbe la figura egiziana alla nascita di entità speculari in successive dottrine religiose.